L’educazione e gli educatori
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Olegario Gonzàlez De Cardedal
QuadrantEuropa
18/04/2004
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Educaciòn y ecudatores
I problemi per uno Stato sono sia strutturali che superficiali. Alcuni vengono amplificati dai dibattiti, mentre altri sono più sommessi, senza che nessuno si adoperi per trattarli; forse per la difficoltà di trovare delle soluzioni, o per paura e mancanza di coraggio ad assumersi delle responsabilità. Quali sono attualmente i problemi fondamentali della Spagna, dopo aver raggiunto, nell’ultimo decennio, un assetto normativo costituzionale chiaro, e ottenuta una stabilità economica con una posizione importante e dignitosa in Europa ? Secondo me i problemi più evidenti sono: il terrorismo e i tentativi di smembramento territoriale. Allo stesso tempo ce ne sono altri due latenti: il primo è il rifiuto della vita, che si concretizza sia nella scarsa natalità, che porta all’invecchiamento della popolazione e alla conseguente immigrazione straniera e sia nella eliminazione dei nascituri mediante l’aborto. Il secondo problema non manifesto, di cui quasi nessuno osa parlarne, è l’educazione. Non mi riferisco all’insegnamento visto come trasmissione di sapere, tecniche, metodi, abilità, ma come formazione della persona, fatto da idee, consapevolezze, valori, certezze e speranze che danno la possibilità di capire la realtà del mondo, la storia come somma di processi e progressi, la vita umana come impegno, e considerare il prossimo come se stesso, soggetto di responsabilità e diritti, di doveri e libertà. In Europa abbiamo avuto, nell’ultimo secolo, due grandi progetti educativi: quello tecnico e quello ideologico, ossia il positivismo scientifico e il socialismo rivoluzionario. Nel primo caso si credeva che la scienza fosse la fonte risolutrice di tutti i problemi; nel secondo, la stessa cosa veniva pensata per la rivoluzione. All’inizio del XXI secolo è evidente che l’economia e la politica non sono sufficienti per risolvere tutti i problemi dell’uomo. La cultura e la religione evidenziano le necessità e potenziano le aspirazioni irrefrenabili dell’essere umano, ma non sono in grado di essere la soluzione ottimale di tutte le necessità personali e sociali. Tecnologia e anima, efficacia e sentimento, pane e speranza, pace e progresso debbono andare insieme. Ci troviamo adesso in un periodo storico che ci mostra come siano impraticabili entrambi i progetti se seguiti in maniera radicale. La caduta del muro di Berlino e la scomparsa dei paesi socialisti hanno dimostrato l’inumanità e la violenza di alcune proposte che in nome di una futura uguaglianza, hanno negato le libertà fondamentali, e cercato di eliminare il credo e il senso religioso dell’uomo. Dall’altro verso, la globalizzazione con i suoi frutti concreti mostra non piccoli problemi, tra essi il riconoscimento di una supremazia assoluta del mercato e dei prezzi, dei prodotti e degli scambi tecnologici, con il pericolo che vengano sminuite le istituzioni culturali, i propositi etici, le affermazioni specifiche di collettività come proiezioni storiche, regionali e religiose. E’ su questa base storica comune dell’umanità che si evidenziano i problemi concreti e i compiti giornalieri dell’educazione in Spagna. Prima di enunciarli si debbono ammettere le immense e ammirabili conquiste già realizzate; nessuna analisi dei compiti irrealizzati deve dimenticare tutto ciò che di buono è stato fatto. Il succo della mia tesi è che l’educazione è gestita non dalle capacità personali ma da poteri e forze anonime; ossia si è rinunciato di offrire all’individuo un progetto di esperienza di vita personale in base alla trasmissione di criteri, valori e ideali, per ridursi alla mera trasmissione del sapere. La scuola intesa come istituzione è stata sostituita dalla società, quella che realmente educa o diseduca. I Professori – riferendomi a quelli delle superiori- si trovano disorientati per il compito educativo che devono adempire a causa delle esasperate pretese di diritti da parte dei propri alunni, dai genitori, dai partiti politici e dall’amministrazione pubblica. Si è passati dal vecchio motto: “autorità-correzione” e “apprendere-soffrire” al nuovo metodo, degradato se non accompagnato da una verità iniziale.Ossia se si confonde la solenne attenzione con la lusinga e la sottomissione ai desideri violenti o alle pretese ingiuste, e se alla parola e all’impegno quotidiano da parte degli agenti educativi personalizzati (famiglia, scuola, chiesa, libro) si sostituiscono, senza la necessaria informazione, i nuovi educatori anonimi (la strada, la notte, i mass media). L’educazione ora è alla mercé di questa strutturazione sociale. Raramente gli educatori hanno desistito nell’utilizzarla. Mentre una parte della società si disinteressa, un’altra pretende verso le istituzioni scolastiche e verso i docenti, di avere ciò che ella non riesce a dare, contraddicendoli di fatto con i valori che trasmette, con le persone che “divinizza”, o con le priorità che instaura. Di fronte a questo problema morale la risposta non può essere solamente politica o tecnica. Se non si risponde con idee lucide e coraggiose, ci troveremo innanzi a una probabile catastrofe con notevoli conseguenze negative. Di base c’è il disinteressamento ai problemi etici da parte di gruppi sociali. Per loro non ci sono valori, ma ci sono forze; non ci sono criteri del bene o del male, ma interessi; non ci sono persone con dignità incontestabile ma gruppi di potere dove nascondere e alienare le proprie responsabilità. L’anonimato e la violenza vanno sempre insieme. Alla rinuncia di serietà e dell’intelligenza, alla non volontà della ricerca della giustizia, si sostituisce lo zelante compito delle minoranze radicali e dei fondamentalismi. L’educazione ha una dimensione politica perché prepara gli individui ad essere cittadini con professionalità specifiche, ma prima di tutto li forma per essere persone nel nome della verità, della giustizia, e della libertà, e per riconoscere la propria dignità, nel rispetto del prossimo. Tutto questo è prepolitico e metapolitico; pertanto questi principi fondamentali di interesse comune dovrebbero essere pensati e risolti dalla società civile provvedendo affinché la scuola non sia un campo di battaglia. Principalmente è un problema della società e dello Stato e in un secondo momento di gestione politica. E’ su l’educazione che si necessita un patto concordato, altrimenti se il problema di fondo comune a tutti noi lo lasciassimo irrisolto ci potrebbe capitare ciò che avvenne per i passeggeri del Titanic. Divertendoci a tendere archi e a provare i valzer, non ci accorgiamo che la barca sta affondando con tutti i passeggeri, equipaggio e musicisti compresi. Al di là dei problemi della scuola, questa dovrebbe essere il luogo fondamentale della risoluzione delle difficoltà e di apertura di nuovi orizzonti per il nostro popolo. La speranza che la scuola tramette nei professori e negli alunni è il miglior termometro per misurare la temperatura spirituale di un paese.
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