Gunter Grass: la storia e le sue dissimulazioni

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Valeria Kruschewski
QuadrantEuropa 05/11/2006

Come Alfred Matzerah, uno dei personaggi del Tamburo di latta, che ingoia il distintivo nazista all'avvicinarsi dei sovietici, anche Grass aveva ingoiato il ricordo dei giuramenti, delle battagle e dei crimini delle SS.

Il premio Nobel per la letteratura se lo può tenere, ha detto l’Accademia svedese. Per Lech Walesa non bisogna toglierli la cittadinanza onoraria di Danzica. Il suo nuovo libro, la prima parte dell’autobiografia, gode di una forte domanda. Gli storici lo graziano, affermando che l’appartenenza nell’ultimo anno di guerra alle Waffen-SS di un 17nne non può essere il motivo per cancellare l’opera successiva dell’uomo. Il responsabile afferma di non sentirsi libero da colpe.

Gunter Grass ha dichiarato che aver taciuto dopo la guerra sul suo passato SS, è per lui fonte di vergogna crescente. Per tutto il resto, lo scrittore crede di aver già dato. Come lui stesso ha detto, è sufficiente quello che ha fatto per il suo paese. Come cittadino e come scrittore. Forse però sta proprio qui l’errore commesso dalla coscienza di chi è stato definito Praeceptor Germaniae. Lo dimostra il vasto ventaglio delle reazioni cui si è dovuto confrontare, dopo la sua confessione, il simbolo morale e letterario della repubblica federale tedesca.

A quasi tre mesi dalle dichiarazioni dello scrittore tedesco, la battaglia ideologica tra simpatizzanti e avversari di Grass non è cambiata molto. Alcuni rappresentanti della sinistra europea [...]

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