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Iran - L'economia iraniana è in grado di resistere alle sanzioni?

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Aleksej Barazov
QuadrantEuropa 05/03/2007

Nel dossier iraniano la strategia americana sembra voler privilegiare la strada delle sanzioni e quella dell'embargo. Gli Usa si basono su valutazioni indipendenti che ritengono realistico il blocco dell'economia di Teheran.

Recentemente il segretario di Stato Condoleezza Rice ha espresso la sua fiducia sugli effetti delle sanzioni Onu nei confronti dell’Iran e del suo ambiguo programma nucleare.

Il cappio delle sanzioni fino al crollo del regime

Secondo Condoleezza Rice banche e grandi imprese internazionali, adeguandosi al consenso occidentale, si starebbero ritirando dal paese dei Mullah. Per il segretario di Stato Usa questa è la prova che l’Iran per gli investitori internazionali rappresenta un livello di rischio sempre più marcato. Secondo valutazioni americane il cappio delle sanzioni dovrà continuare a stringersi fino al momento in cui o l’Iran sottoporrà il suo programma nucleare al controllo delle agenzie internazionali, oppure l’attuale regime teocratico crollerà.

Da parte sua Teheran per affermare l’inutilità delle sanzioni internazionali, mette l’accento sulle capacità finanziarie del paese. Gli aumenti del prezzo del petrolio avrebbero comportato la crescita della sua riserva di valute pregiate.

Ciò nonostante gli esperti del settore affermano che varie carenze economiche e petrolifere stanno rendendo il sistema iraniano molto fragile e le sanzioni potrebbero dargli il colpo di grazia. I punti deboli stanno soprattutto nell’insufficiente capacità di raffinazione del greggio e nella mancata scoperta di nuovi giacimenti di idrocarburi. Argomenti che fanno ritenere plausibili le affermazioni che la dipendenza del paese dalla moderna tecnologia occidentale e dai suoi capitali invece di diminuire vada aumentando.

Crollo delle esportazioni del greggio

La strategia america poggia su teorie economiche azzardate. L’invecchiamento delle strutture di estrazione e raffinazione del greggio, avrebbe come conseguenza il calo delle esportazioni dell’oro nero iraniano. Una diminuzione che a Washington valutano tra il 10 e il 12 percento all’anno. date tali previsioni i ricavi dell’oro nero, oggi attorno a 50 miliardi di dollari all’anno, dovrebbero ridursi della metà entro il 2015.

In un articolo apparso a gennaio sull’Herald Tribune, il geografo ed economista Roger Stern, ha ribadito queste analisi aggiungendovi il crescente bisogno dell’oro nero da parte del mercato interno iraniano, la cattiva gestione delle risorse energetiche e le numerose lacune nella manutenzione dei giacimenti di petrolio e gas. Se a queste cause si sommano le perdite negli impianti di [...]

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