Shoah e giornata della memoria - Per Georges Bensoussan: "Un rito che impedisce all'Europa di capire le radici di quello che è successo"

stampa



Francesco Maria Cannatà
QuadrantEuropa 26/01/2008

Israele ma non solo. Il pericolo è che la giornata della memoria diventi un esercizio periodico vuoto e formalistico. Capire le cause che hanno portato all'olocausto, è più importante che piangerne le vittime.

Nel suo lavoro di storico, Georges Bensoussans cerca di capire, e far capire al lettore, il percorso che ha portato, (può ancora portare?) una parte del genere umano a tentare di impedire la sopravvivenza di un'altra. Si tratta, come dice l'autore stesso nel prologo a Europe. Une passion genocidaire, di riflettere sull'impensabile. Addentrarsi nelle ombre che costeggiano la razionalità del pensiero umano. Affrontare credenze collettive che si crederebbe seppellite per sempre. Indagare inquietudini e sragionamenti che in momenti particolare della storia possono travolgere le relazioni civili. Per Bensoussan, autore dei due volumi sul sionismo apparsi recentemente da Einaudi, Il sionismo. Una storia politica e intellettuale, addentrarsi in questi abissi non serve - come ha detto nell'intervista che QE pubblica in occasione della giornata della memoria - a celebrare il passato ma a impedire che il futuro, sia pure in forme diverse, possa ripetersi (fmc).

Professor Bensoussan in un suo libro, “Europe. Une passion genocidaire”, lei parla appunto di una passione per il genocidio. Potrebbe spiegare cosa intende con queste parole, in che senso l’Europa sarebbe appassionata al genocidio?

Voglio dire che da secoli nei confronti degli ebrei l’Europa ha avuto un rapporto viscerale, basato in gran parte sull’irrazionale, la passione appunto, conseguenza delle relazioni tra la chiesa e la sinagoga. Il cristianesimo è nato, come tutti sanno, dall’ebraismo, ed ha con questa religione una relazione avvelenata. Da qui un rapporto nei confronti degli ebrei che durante i secoli è diventato una vera e propria ossessione ebraica dell’Europa. Sia chiaro che sto parlando di una parte dell’Europa. Per una parte di essa, una sola parte, e per una parte della sua cultura, questa passione ha preso le forme del genocidio. In questi ambienti vi era la certezza che solo la morte degli ebrei avrebbe reso possibile la felicità del genere umano sulla terra.

Si tratta di un vecchio schema millenarista che del resto non appartiene solo all’Europa. Lo si trova anche in altre civiltà. Nell’islam sciita per esempio vi è l’idea che la felicità arriverà alla fine dello sterminio generale dei nemici, degli infedeli e solo allora si rivelerà quello che gli sciiti chiamano l’imam nascosto, (il dodicesimo imam che tornerà alla fine dei tempi per instaurare il regno della giustizia e della verità prima del giudizio finale, ndr). Per l’Europa cristiana, per una parte della cultura Europa, questo stesso schema passava attraverso la morte degli ebrei.

La shoa è allora l’apoteosi di questo rapporto passionale con gli ebrei?

In un certo senso questo è vero per quella parte dell’Europa che possiamo definire l’Europa [...]

Attenzione! Per poter leggere l'intero articolo devi essere un utente registrato.


Se sei un nuovo utente puoi procedere alla
REGISTRAZIONE NUOVI UTENTI

Altrimenti inserisci i tuoi dati qui sotto:

Username:
Password:




documento AUDIO : 1Passione del genocidio
documento AUDIO : 2Shoa un apoteosi
documento AUDIO : 3Pregiudizi su Israele
documento AUDIO : 4Sfruttare le vittime
documento AUDIO : 5Una grande messa europea